Foto di medusa Drymonema dalmatinum in acqua

Tutto quello che volevate sapere sulle meduse

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Tutto quello che volevate sapere sulle meduse…che avete chiesto ma non vi hanno risposto…

Quest’anno in spiaggia un bagnante con un sacchetto di plastica dopo aver prelevato una grossa medusa dai contorni viola l’ha depositata eroicamente nel cestino dell’immondizia più vicino pensando di proteggere le persone da una puntura letale… peccato si trattasse di una Cassiopea mediterranea (https://it.wikipedia.org/wiki/Cotylorhiza_tuberculata), solo lievemente urticante per persone particolarmente sensibili.

Le meduse hanno il loro ruolo e la loro utilità nell’ecosistema e per questo vanno rispettate. Al solito la disinformazione la fa da padrona e ne sono esempio le insistenti richieste ai bagnini di “risolvere il problema delle meduse” come se loro potessero fare qualcosa. La “questione meduse” potrebbe essere ridimensionata conoscendo qualcosa di più sull’argomento.

Per prima cosa qualche curiosità:

  • C’erano prima loro. Le meduse erano qui prima dei dinosauri, dei fiori, degli insetti. Hanno circa 600 milioni di anni e si sono adattate ad ogni cambiamento glaciazioni comprese. Lo stanno ancora facendo, infatti mentre molte specie si stanno estinguendo … loro aumentano di numero.
  • Non hanno un cervello. Ma non sono stupide. Il corpo di una medusa è composto per il 98% da acqua e quindi non ci sono ossa, non c’è sangue ne cuore e non esiste un cervello, in compenso possiede un sistema nervoso che rileva i cambiamenti dell’ambiente e coordina la risposta.
  • Spettri, cloni e zombi. Alcune meduse come l’Aequorea victoria (https://it.wikipedia.org/wiki/Aequorea_victoria) sono bioluminescenti altre riflettono la luce con le cilia che si trovano sul loro corpo come nel caso della Beroe ovata (https://en.wikipedia.org/wiki/Beroe_ovata). La riproduzione di alcune specie comprende una fase asessuata dove i piccoli sono la copia esatta del genitore. La Turritopsis nutricula (https://it.wikipedia.org/wiki/Turritopsis_nutricula) invece può essere considerata immortale: in pratica a causa di fattori ambientali stressanti i suoi tessuti possono ringiovanire allo stato di polipo e ricominciare con un nuovo ciclo vitale.

Quali sono le meduse da temere e cosa bisogna fare in caso di puntura?

COSA FARE

COSA NON FARE

Limitare i movimenti della zona colpita Non strofinare la zona.
Lavare con aceto o alcool (alternative: acqua di mare molto calda, ammoniaca, urina, coca-cola, ghiaccio). Non utilizzare acqua dolce, peggiorerebbe la situazione…quindi niente docce.
Rimuovere i tentacoli delicatamente Non rimuovere i tentacoli strofinando o utilizzando la sabbia.
Rasare la zona colpita potrebbe essere d’aiuto per rimuovere le nematocisti (spine urticanti).
Il medico potrà prescrivere corticosteroidi in crema, antistaminici o analgesici al bisogno.

Nel Mediterraneo non è necessario riconoscere quale medusa ci abbia punto, il trattamento delle ustioni è mirato ad alleviare i sintomi più immediati quali prurito, eritemi e bruciore, spesso possono presentarsi febbre e affaticamento muscolare, ma nel caso ci fosse un peggioramento delle condizione è necessario ricorrere alle cure mediche. L’unico antisiero specifico utilizzato è quello per la puntura della vespa di mare (https://it.wikipedia.org/wiki/Chironex_fleckeri) , la medusa più letale che fortunatamente non è presente nelle nostre acque.

Vale comunque la pena riconoscere le meduse più urticanti del Mediterraneo, in modo da prestare attenzione e, nel caso si incontrassero, avvisare gli altri bagnanti. Riconoscerle potrebbe inoltre rassicurarvi quando vi troverete alla presenza di quelle che non solo non sono urticanti ma sono talmente belle da potervi concedere di osservarle da vicino.

Caravella portoghese (Physalia physalis Linnaeus, 1758)

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È una aggregazione di quattro diversi polipi con funzioni diverse che convivono dipendendo gli uni dagli altri.

Dimensioni: 10-15 cm. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Physalia_physalis

N.B.: Non si tratta di una medusa. Da non confondere con la Velella https://it.wikipedia.org/wiki/Velella_velella

Rhopilema nomadica (Galil, Spannier & Ferguson, 1990)

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Originaria del Mar Rosso. Completamente bianca e molto grande. Può creare banchi con migliaia di esemplari.

Dimensioni: 20-80 cm. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Rhopilema_nomadica

Drymonema dalmatinum (Haeckel, 1880)

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MOLTO RARA, la prima fase della vita (polipo) si colloca in profondità e può durare decine d’anni, per questo motivo non si conoscono casi di punture da Drymonema.

Dimensioni: 20-100 cm. Link: https://en.wikipedia.org/wiki/Drymonema

Pelagia noctiluca (Forsskal, 1775)

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Molto comune nei nostri mari e riconoscibile, la maggior parte delle punture da medusa è dovuta a questa specie presente principalmente vicino alle coste in autunno e primavera. Al buio produce bioluminescenza verde.

Dimensioni: 5-10 cm. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Pelagia_noctiluca

Chrysaora hysoscella (Linnaeus, 1766)

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Le striature dell’ombrello sono la caratteristica più riconoscibile. Molto presente nell’Adriatico durante i mesi più miti.

Dimensioni: 10-30 cm. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Chrysaora_hysoscella

Olindias phosphorica (Delle Chiaje, 1841)

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Bioluminescente. Piccola ma molto urticante si riconosce perche i tentacoli sono di misure diverse tra loro.

Dimensioni: 4-6 cm. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Olindias_phosphorica

Carybdea marsupialis (Linnaeus, 1758)

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È una cubo medusa riconoscibile oltre che per le dimensioni ridotte, per la presenza di soli 4 tentacoli. La puntura è molto dolorosa ma di breve durata.

Dimensioni: 4-5 cm. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Carybdea_marsupialis

NOTE: parente delle mortali cubomeduse australiane conosciute come “vespe di mare”.

Ogni estate “l’invasione delle meduse” è tanto imprevedibile quanto inevitabile: impossibile sapere esattamente quando si presenteranno e impensabile riuscire a gestirne l’avanzata. Le meduse, come ogni essere, sono indispensabili per l’equilibrio del mare e a dirla tutta potrebbero trasformarsi in una risorsa: il progetto “Tavola Blu” di Marevivo (http://marevivo.it/news/non_sprechiamo_le_meduse_trasformiamole_da_problema_a_risorsa-764/) le ha addirittura portate sulle nostre tavole attingendo dalle gustose ricette orientali. Buon appetito…

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