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Giornata mondiale degli oceani

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L’8 giugno si celebra la giornata mondiale degli oceani. Il tema di quest’anno riguarda la prevenzione dell’inquinamento da plastica e la ricerca delle soluzioni per salvare gli oceani da cui dipende la vita del pianeta su cui viviamo.

Apnea Evolution si dedica all’attività di protezione ambientale attraverso i corsi di apnea, in cui viene trasmessa la cultura dell’importanza del mare per la vita sulla terra, come pure attraverso il progetto educativo “Il mare negli occhi del bambino e del ragazzo” che porta nelle scuole il tema della salvaguardia dell’ambiente marino oltre che della sicurezza in acqua. Il progetto è compreso tra gli eventi e le iniziative raccolte a livello mondiale sul sito di riferimento dell’iniziativa di sensibilizzazione worldoceansday.org.

Logo World Oceans DayIn occasione della giornata mondiale degli oceani pubblichiamo un articolo che spiega il problema dell’inquinamento da plastica degli oceani, offre spunti di approfondimento e chiarisce le possibili soluzioni che ognuno di noi può mettere in pratica da subito.

L’articolo è di Michaela Mandelli, scienziata naturalista specializzata in acquacoltura e ittiopatologia. Michaela è anche aiuto istruttore Apnea Academy e collabora con Apnea Evolution nel settore educativo.

Era il 1997, l’oceanografo Charles J. Moore durante una regata velica divenne suo malgrado scopritore di una nuova isola: il Great Pacific Garbage Patch, un nuovo ecosistema flottante composto da rifiuti perlopiù plastici con una superficie minima stimata di 700.000 chilometri quadrati.

Superficie stimata dell'accumulo galleggiante di spazzatura di plastica presente nell'oceano Pacifico

Superficie minima stimata dell’accumulo galleggiante di spazzatura di plastica presente nell’oceano Pacifico.

I detriti si sono aggregati qui dagli anni ’80 a causa della particolare azione della corrente oceanica che in questo tratto forma un vortice il cui centro risulta stabile. L’accumulo invece è dovuto al fatto che la plastica non è biodegradabile ma fotodegradabile. Per essere chiari, biodegradabile vuol dire che una sostanza viene decomposta in modo relativamente veloce da batteri presenti in natura formando via via composti sempre meno inquinanti; fotodegradabile invece significa che le radiazioni luminose come quelle solari cambiano la stuttura della sostanza che viene ridotta in pezzi sempre più piccoli in un lungo periodo di tempo. Il Great Pacific Garbage Patch non è quindi solo un ammasso di bottiglie galleggianti, si tratta anche di particelle talmente ridotte da essere difficilmente visibili (e gestibili), che entrano a far parte della catena alimentare perché ingerite dagli animali che da anni colonizzano questo ambiente in cerca di riparo e di cibo, si è creato un vero e proprio ecosistema partendo dalle diatomee fino ad arrivare ai predatori. Il Mare, l’Oceano cerca sempre di trasformare al meglio ogni situazione, concede fiducia, ma in questo caso la fiducia è mal riposta perché ad esempio le tartarughe rimangono intrappolate nelle reti di plastica, gli albatross si cibano di tappi e ne nutrono i loro piccoli con conseguenze immaginabili, perché le micro particelle entrano nel sistema endocrino dei pesci alterandone le funzioni ormonali. E se queste immagini non fossero sufficienti a toccare il vostro cuore allora vi basti pensare che le sostanze tossiche ingerite dagli abitanti dell’isola di plastica finiscono inevitabilmente nei vostri piatti.

Tartaruga impigliata in un groviglio di plastica Un delfino affiora tra pezzi di plastica

Fonte immagini: pbs.org | wsbradio.com

Se ne potrebbe parlare ancora, ma l’intento di questo articolo non è quello di farvi un trattato sull’argomento lasciandoci poi con la sensazione di impotenza tipica dei problemi che sentiamo più grandi di noi. Nella Giornata mondiale degli Oceani 2018 vorrei invece parlare di soluzioni, di responsabilizzazione, di educazione.

SOLUZIONI

Allora, partiamo dalla questione del Great Pacific Garbage Patch: qualcuno se ne sta occupando? Sì, studiosi e ricercatori da molte parti del mondo stanno studiando una soluzione. Uno su tutti il giovanissimo Boyan Slat un ventitreenne olandese che da quando di anni ne aveva 16 ha iniziato ad occuparsi dell’inquinamento degli oceani causato dalla plastica. Boyan ha fondato The Ocean Cleanup che raccoglie fondi per creare sistemi di pulizia che permettano di ripulire i mari e gli oceani in modo efficace e veloce (www.theoceancleanup.com). Al momento stanno iniziando dei test nella costa al largo di San Francisco prima di spostare il loro sistema di pulizia al Great Pacific Garbage Patch entro la fine di quest’estate.

RESPONSABILIZZAZIONE

Il grande progetto di Boyan si prefigge di pulire almeno la metà del Great Pacific Garbage Patch in 5 anni, il problema è che la plastica ci mette tantissimo a degradarsi. Difficile non pensare che il contributo che diamo alle 5 isole di plastica (ebbene sì, sono 5) sia minimo, visto che si stima una vendita di 500 miliardi di bottiglie di plastica l’anno. Cosa sto facendo io? Come posso migliorare la situazione? Come posso chiedere ad altri di fare qualcosa? Se le idee non vengono basta cercarle: tutorial, blog (www.myplasticfreelife.com, www.noplasticplease.life ) anche in italiano (http://effederico.net/vivere-senza-plastica/), attività per dedicare del tempo alla pulizia delle spiagge (www.seashepherd.it). Difficile mantenere la motivazione? Non c’è problema, pensate all’ultima cosa di plastica usa e getta che avete utilizzato, la carta di uno snack, un bicchiere di plastica, una cannuccia. Ora pensate che una cannuccia può metterci fino a 200 anni per decomporsi. Ora pensate a quante persone usano le cannucce ogni giorno.

Pezzi di plastica in acqua

Fonte immagine: worldatlas.com

EDUCAZIONE

Dopo aver alimentato il senso di colpa è possibile anche parlare di motivazioni molto più profonde. Perché è solo sviluppando un sentimento di amore verso il mondo acqua che possiamo educarci a rispettare questo meraviglioso elemento. L’educazione delle nuove generazioni in particolare passa attraverso l’esempio dell’adulto e attraverso il sostegno e gli strumenti che vengono forniti affinché si alimenti la cultura del rispetto, della cooperazione e della sicurezza. In quest’ottica il progetto “Il Mare negli Occhi del Bambino e del Ragazzo” attraverso le attività nelle scuole riesce a coinvolgere i ragazzi e permette loro di esprimere le idee, l’impegno e le speranze che vogliono ascolto e sostegno. www.rightsofthesea.org

Locandina progetto Il mare negli occhi del bambino e Carta dei diritti del mare
Ragazzi su una spiaggia dell'isola di Rodi ascoltano l'istruttore in una lezione di protezione ambientale per il progetto "Il Mare negli occhi del bambino e del ragazzo"
Foto di gruppo di ragazzi partecipanti al progetto scolastico "Il mare negli occhi del bambino e del ragazzo"
Scrivania allestita per una lezione del progetto scolastico "Il mare negli occhi del bambino e del ragazzo"
Ragazzi sperimentano la respirazione consapevole in una lezione del progetto scolastico "Il mare negli occhi del bambino e del ragazzo"

 

“L’unico re del mare è il mare stesso” disse il grande Enzo Maiorca. I nostri Oceani sono i nostri immensi sovrani e come tali vanno trattati… risparmiando una cannuccia alla volta.

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