Campagna Greenpeace sulla tossicità del pescato

BIOCONCENTRAZIONE, BIOACCUMULO E BIOMAGNIFICAZIONE

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Bioconcentrazione, bioaccumulo e biomagnificazione sono parole che intimoriscono solo a leggerle e a pronunciarle…ma cosa significano?
Proviamo a chiarirle e renderle fruibili anche ai ‘non addetti ai lavori’…

In generale, si tratta di processi di arricchimento di sostanze estranee e di un aumento delle loro concentrazioni, valutabile con il confronto tra l’ambiente (ad esempio l’acqua di mare) ed i bersagli finali (ad esempio gli organismi che ci vivono).

Bioconcentrazione e bioaccumulo sono da considerarsi sinonimi, ma si differenziano per le diverse modalità di assimilazione di certe sostanze:
• BIOCONCENTRAZIONE: avviene per contatto diretto con le sostanze, attraverso le branchie o le superfici corporee;
• BIOACCUMULO: si aggiunge alla bioconcentrazione l’assunzione di sostanze attraverso la dieta.

Con il termine BIOMAGNIFICAZIONE si intende invece l’arricchimento che si realizza attraverso la catena alimentare, passando dai livelli più bassi a quelli più alti, per cui la concentrazione nell’organismo predatore risulta più alta rispetto le prede.

Esemplificazione grafica della biomagnificazione.

Si può assistere a bioconcentrazione anche nei processi naturali, per cui sostanze presenti in traccia nell’ambiente raggiungono concentrazioni superiori all’interno di alcuni organismi (ad es. rame nei molluschi o zinco nei balani).

Ma ciò che mette in allarme è l’accumulo di sostanze estranee (xenobiotici) derivanti da attività industriali che possono arrecare danni agli organismi, all’ecosistema e all’uomo stesso.

Tra queste sostanze sono da nominare innanzitutto i cosiddetti Inquinanti Organici Persistenti (POPs, acronimo di “Persistent Organic Pollutants”), sostanze tossiche che si concentrano negli organismi viventi in quantità molto superiore a quella riscontrata nell’ambiente (per approfondimento: https://www.lifegate.it/persone/news/bandite_e_non_bandite).

I POPs più conosciuti sono i policlorobifenili (PCB), le policlorodibenzodiossine (PCDD), i pesticidi organo clorurati (POC), gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e l’esaclorobenzene (HCB).
Essendo sostanze altamente persistenti necessitano di tempi lunghissimi per essere degradate e, le loro caratteristiche chimico-fisiche, fanno sì che possano essere trasportate anche a lunghe distanze nel nostro pianeta (“Effetto Cavalletta” vedi immagine; per saperne di più http://artico.itd.cnr.it/index.php/sezione-3/inquinanti-e-bioaccumulo).

Grafica bioaccumulo per regioni

Fonte: http://artico.itd.cnr.it

L’esposizione cronica anche a basse concentrazioni di POPs può indurre:
• Disfunzioni del sistema immunitario
• Disturbi della sfera riproduttiva
• Disordini neurologici
• Effetti mutageni e cancerogeni
• Anomali comportamentali.

Altro protagonista che rientra nei processi di biomagnificazione è il mercurio (più precisamente una sostanza derivata che prende il nome di metilmercurio), che si trova in piccole concentrazioni nell’acqua di mare, ma viene assorbito dalle alghe, entrando così nella catena alimentare.
In alcuni molluschi e nei pesci più longevi (es. tonno, pesce spada), il mercurio si accumula in concentrazioni elevate con conseguenze su queste specie e su coloro che se ne nutrono.
Può diventare molto pericoloso in quanto si tratta di un metallo tossico, che agisce danneggiando il sistema nervoso centrale.

Grafica della catena alimentare

Fonte: wikipedia.it

Tutte le sostanze finora elencate sono particolarmente pericolose durante lo sviluppo fetale e perciò le autorità sanitarie di molti paesi cercano di sensibilizzare sull’argomento sconsigliando il consumo di pesci longevi e di grandi dimensioni, in particolare per bambini e donne in gravidanza e allattamento.

Questi contaminanti arrivano in mare attraverso 5 vie principali:
– fiumi
– dilavamento delle coste
– scarico diretto da condotte
– scarico a imbarcazioni (damping = affondamento in mare di rifiuti tossici come materiale radioattivo, ma anche spazzatura, perdite di petrolio, rilascio di composti presenti nelle vernici antivegetative)
– deposizioni atmosferiche (contaminanti immessi nell’atmosfera anche a distanze elevate dal sito in cui ricadono in mare attraverso le precipitazioni).

Tra le attività responsabili presenti sulla costa o sui fiumi:
• Scarichi domestici
• Scarichi industriali
• Scarichi agricoli e di allevamento

 

Fonte: coscienza-universale.com

Vi starete chiedendo come poter scampare a questa triste realtà…???
Oltre alle consuete buone norme di vita etica ed ecologica (usare i mezzi pubblici, evitare o limitare l’uso di prodotti domestici difficilmente biodegradabili…etc), la miglior prevenzione la possiamo fare a tavola!

Il bioaccumulo tende a manifestarsi maggiormente nei livelli più elevati della catena alimentare, mentre gli alimenti di origine vegetale sono esposti in proporzioni minori a questi contaminanti.
Per ridurre la nostra esposizione a queste sostanze dovremmo ridurre il più possibile il consumo di alimenti di origine animale o comunque mangiare con moderazione tonno o pesci simili (non più di una porzione a settimana).

La stessa Commissione del Codex Alimentarius per le norme alimentari delle Nazioni Unite, si è riunita a Luglio di quest’anno per aggiornare i livelli limite di presenza delle sostanze suddette, al fine di adottare standard di sicurezza alimentare e di qualità (per saperne di più: http://www.fao.org/news/story/it/item/1143719/icode/)

 

Autore: Sandra Capitanio

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